Palmarusso 1596m

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scrivono di noi


Morbegno-Valtellina-primavera 1996
                                                                                     testo di Valerio Gardoni

La ricordo bene quella sera e il brivido di emozione quando il grande Riccardo Cassin,
cent'anni compiuti lo scorso gennaio e mito vivente dell’alpinismo,
mi disse:
-Non darmi del lei, mi fa sentire vecchio !-
Eravamo seduti intorno ad un tavolo in casa di amici, incantati ad ascoltare,
Cassin compreso, ciò che aveva da raccontarci e proporci Padre Ugo de Censi,
altro mito e fondatore dell’Operazione Mato Grosso.
Padre Ugo de Censi e i suoi ragazzi in America Latina sono conosciuti da tutti,
sono stati per anni l’unico punto di riferimento per migliaia di poveri che vivono
aggrappati alla cordigliera delle Ande. Tirava il vento ribelle del 68’ quando Padre Ugo
partiva per le Ande, salesiano e montanaro, figlio di contadini della Valtellina;
s’era presentato all’aeroporto con una piccola bisaccia, gli sci,
la piccozza e la zangola per il burro. Gli sci e la piccozza non
ci passavano e aveva dovuto abbandonarli, ma non ha mai abbandonato il suo smisurato amore per le montagne.
- Ho un sogno- esordì Padre Ugo De Censi quella sera:  
i figli dei pastori andini possono divenire guide di montagna - La sfida era stata lanciata anni prima da Battistino Bonali,
alpinista camuno caduto durante la ripetizione sulle Ande della “via Casarotto” sulla parete Nord del Huascaran
e raccolta da Padre Ugo de Censi e dai volontari dell’Operazione Mato Grosso.
Formare guide andine da poveri campesinos della Sierra e dare a loro un lavoro stabile era un’impresa al quanto difficoltosa,
considerando che si doveva operare sulla Sierra andina, dove il turismo era visto solo come una fonte di denaro e ricchezza
e dove le popolazioni locali sono sfruttate da agenzie turistiche senza scrupoli che con pochi soldi mungono gli umili pastori
che popolano le vallate di quelle zone. Il tutto sulle spalle di Giancarlo e Marina Sardini,
due volontari OMG della Franciacorta  Bresciana, che si sarebbero trasferiti con le loro bimbe
ai piedi delle Ande per seguire, con fatica, l’audace progetto. Utopía.
Una follia che ci coinvolse tutti negli anni a venire.

L’impegno e la perseveranza, nonostante le mille difficoltà, hanno premiato le fatiche ed il sudore spesi senza riserva
da Giancarlo e Marina sulle Ande Peruviane,
i figli dei pastori andini e della povertà sono oggi guide di montagna,
riconosciute del Collegio Internazionale delle Guide di Montagna UIAGM.

Oggi fanno parte dell’associazione di Andinismo DonBosco 6000”
undici guide, ed  operano in collaborazione altri 10 ragazzi come
accompagnatori e 6 cuochi professionali.
Un totale di più di 27 giovani ha trovato impiego nella loro terra senza vedersi
costretti a migrare a Lima, la capitale, in cerca di un futuro incerto, lasciando sulla Sierra donne, vecchi e bambini.

Ai piedi della cordigliera è stato inaugurato il 18 Luglio 2009 il nuovo “Centro di Andinismo Renato Casarotto”
dotato di hotel, ristorante ed agenzia gestito dalle stesse Guide che accoglie turisti e alpinisti. Si aggiunge un
tassello in più ai tre rifugi e un bivacco già costruiti dall’OMG nel Parco Huascaran, ai piedi della Cordillera Blanca.
Infatti gli introiti della gestione dei Rifugi vengono destinati per la costruzione di case per le famiglie più indigenti
delle vallate Alto andine. Nell’ambito di questo progetto sono state già beneficiate, con la costruzione di case,
più di 2000 famiglie che vivevano in condizioni di estrema povertà.

- Un traguardo importante, è stato molto faticoso raggiungere questa meta,
oltre ogni vetta impossibile – raccontano i Bresciani Giancarlo e Marina -
Ora chi arriva quassù trova uno staff di guide ben formate sia professionalmente che umanamente,
un Centro dove poter albergare turisti e amanti della montagna,
un vero e proprio paradiso dell'andinismo ( vedi : www.trekkingandini.net
)
Un lavoro che continua con una nuova tappa, seguire un nuovo progetto con
la formazione di nuovi ragazzi come guide di trekking e cuochi internazionali,
un appoggio importante e che rende ancor più solido il lavoro condotto fin ora.

Quindici anni ci sono voluti per concretizzare l’utopia di quella primavera,
un sogno che con la perseveranza ed il coraggio di Giancarlo e Marina,
oltre a molti collaboratori è diventato realtà.  
Oggi i Rifugi Andini, come il Rifugio Pisco 4765, il Rifugio Ishinca 4390,
il Rifugio Huascaran 4675 ed il  Rifugio Contrahierba 4140,
sono ormai dei punti di riferimento per alpinisti e escursionisti che da tutto il mondo vengono
a  visitare e sfidare le ande, tutto il guadagno della gestione serve per
la ricostruzione delle case dei Poveri e tutto é gestito dai giovani peruviani.
Le Ande agli andini, un piccolo riscatto per gli abitanti del sud del mondo,
un esempio che ha tolto dalle grinfie di agenzie turistiche senza scrupoli
la possibilità di sfruttare e umiliare la povera gente.






 
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